SCUOLA ITALIANA SCI BOSCOREALE

 

Scuola Italiana Sci Boscoreale

Via S.Geminiano

41044 Piandelagotti (MO)

Segreteria: 340 / 9627530

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Sci di Fondo

La storia 
Lo sci come mezzo di locomozione nacque dall’esigenza dei popoli nordici e asiatici di muoversi in un ambiente coperto dalla neve per molti mesi all'anno. È difficile, se non impossibile, dare una primogenitura allo sci. Per quelle popolazioni, anche d'inverno era questione di vitale importanza procurarsi il cibo con la caccia e la pesca. Ecco che per semplice caso o per intuizione geniale, un giorno qualcuno iniziò a mettersi ai piedi cortecce, rami intrecciati in grado di sostenerlo sulla neve, consentendogli così di inseguire gli animali cui dava la caccia o raggiungere fiumi e laghi in cui pescare. Con l'andare del tempo queste rudimentali racchette da neve subirono una lenta ma costante evoluzione che le portò, soprattutto nelle regioni dove il terreno era ondulato, a scivolare in modo da rendere meno faticosa e più veloce la marcia. Nelle regioni scandinave incisioni rupestri, graffiti e dipinti preistorici mostrano molto spesso cacciatori con ai piedi lunghe assi ricurve, inseguire cervi e bisonti. Da alcuni reperti ritrovati nelle torbiere della Svezia si ritiene che si utilizzassero uno sci più corto e uno più lungo. Quello corto, ricoperto di pelle, serviva per dare la spinta, per frenare e per cambiare direzione; quello lungo serviva per scivolare in velocità. Numerose sono le testimonianze storiche che parlano degli sci. A partire dalla mitologia scandinava, in cui si narra di un certo Leminkeinnen che usava uno sci corto e uno lungo. Addirittura Senofonte, storico greco vissuto attorno al IV secolo a.C. parla di popoli asiatici che usavano calzature speciali per avanzare agevolmente sulla neve. Un altro storico, Strabone, circa 30 anni prima della nascita di Cristo parla di "lamelle di legno" ricoperte di pelle usate per marciare sulla neve. Altre fonti descrivono lunghissime scarpe adottate dai mongoli per inseguire le loro prede sulla neve. Testimonianze più recenti ci giungono dai paesi scandinavi. Attorno al 1100 il re svedese Sverre vinse una battaglia nei pressi dell’odierna Oslo grazie all'utilizzo degli sci. Nel 1520 in Svezia Gustavo Vasa, ribelle contro la dominazione danese, dopo aver cercato di fomentare inutilmente la rivolta contro gli invasori, mentre si recava in esilio fu raggiunto sul confine da due sciatori mandati dagli insorti per farlo ritornare e guidare la rivolta. Epico fu il suo ritorno da Salen a Mora dove, unitosi ai ribelli, scacciò gli invasori e fu coronato re di Svezia con il nome di Gustavo I. In ricordo di questa epica impresa nel 1922 fu istituita una gara di gran fondo, la Vasaloppet (corsa di Vasa), di 90 km che si snoda sullo stesso percorso. Fu nella seconda metà dell’Ottocento che lo sci assunse anche connotati sportivi. La prima gara di cui ci sono notizie documentate risale al 1843. Si disputò a Tromso (Norvegia) e fu vinta da un lappone che percorse i 5 km in 29 minuti. Nel 1884 si svolse la prima gara di gran fondo sulla ragguardevole distanza di 200 km, vinta in 21 ore dal lappone Lars Tourda. Confinati sia per conoscenza sia per utilizzo nelle regioni scandinave, gli sci ebbero il loro momento di notorietà internazionale grazie all'impresa del norvegese Fridtjoff Nansen che, nel 1888 compì la traversata dell’inesplorata Groenlandia, utilizzando appunto gli sci. Il libro che scrisse divenne ben presto un best-seller in tutta Europa e contribuì a far conoscere lo sci al di fuori della sua terra d’origine.

Le tecniche:

La tecnica classica
La tecnica classica è stata l'unica fino agli anni 80 e si esegue utilizzando il binario tracciato su neve battuta, che consente allo sciatore un facile appoggio dello sci e una guida sicura in fase di scivolata. I bastoncini trasmettono la spinta degli arti superiori e si piantano nella neve per mezzo del puntale, mentre gli sci per trasmettere le spinta degli arti inferiori necessitano di sciolina di tenuta che consente "l'ancoraggio", condizione indispensabile per ottenere la spinta. Durante tale fase lo sci è fermo pertanto il baricentro avanzerà con continue ed accentuate variazioni di velocità. Gli sci procedono paralleli, normalmente nei binari, ad eccezione della spina di pesce che si esegue fuori dalle tracce con sci a punte divaricate e disposti sullo spigolo interno. In tecnica classica, con l'aumentare della velocità di avanzamento, i tempi di applicazione della forza si riducono, fino al punto in cui l'ancoraggio dello sci non sarà più possibile e si dovrà procedere con la sola azione di spinta degli arti superiori. Tutte le forze sono espresse su piani paralleli alla linea di avanzamento, quindi non esistono grosse dispersioni, ma la necessità di ancorare gli sci crea un limite nell'utilizzo degli arti inferiori, per questo con l’aumento della velocità si utilizza il passo spinta e successivamente la scivolata spinta. A seconda dei livelli atletici (e finanziari), si può scegliere la tipologia di soletta dello sci da da tecnica classica. Esistono:

solette a "scaglie": solchi che bloccano il movimento di arretramento
solette chimiche: materiali chimici che permettono l'attrito con la neve
solette trattate con scioline: colle speciali applicate alla parte centrale della soletta
In particolari condizioni di neve, è possibile utilizzare uno sci con soletta da sciolina passando la soletta con carta vetrata, in modo da garantire l'aderenza.

La tecnica di pattinaggio
La tecnica di pattinaggio è piuttosto giovane poiché incomincia a fare la sua comparsa agli inizi degli anni 80. Ad alto livello uno degli sperimentatori di un nuovo passo fu il finlandese Pauli Siitonen che, nella stagione invernale 1981 - 82, cominciò ad usare un passo che venne poi chiamato dai tecnici federali come "scivolata spinta pattinata". La conferma della bontà di questo nuovo modo di progredire la diede lo statunitense Bill Koch nella stagione successiva in cui riuscì, primo e ultimo fondista americano, ad aggiudicarsi la Coppa del Mondo. Nata inizialmente come tecnica puramente agonistica, è stata ben presto assimilata anche da sciatori meno provetti, per merito soprattutto della Scuola Italiana di Sci. Nella tecnica di pattinaggio gli sci non procedono nel binario, ma scorrono alternativamente, divaricati di punta, su un terreno privo di tracce e diagonalmente rispetto al senso di marcia. A differenza della tecnica classica, lo sci, durante la spinta dell’arto inferiore, è sempre in movimento, di conseguenza i tempi di applicazione della forza possono essere prolungati. Il contatto sci/neve avviene sullo spigolo esterno. Per ottenere poi la spinta lo sci deve essere posto sullo spigolo interno e divaricato di punta in modo da creare una superficie di appoggio perpendicolare alla composizione laterale della direzione di spinta e consentirne quindi la sua efficacia senza "scappare" lateralmente. Il vantaggio, in termini di rendimento, è che durante l’azione di spinta dell’arto inferiore lo sci può continuare a scorrere nella sua direzione consentendo così allo sciatore di mantenere la velocità anche in fase di spinta. La velocità di avanzamento risulta così più elevata rispetto alla tecnica classica. I passi della tecnica di pattinaggio presentano sempre il lavoro combinato in coppia degli arti superiori e si eseguono solitamente fuori dalle tracce. Ogni passo di pattinaggio è composto da due pattinate, gli arti superiori coadiuvano l’azione di spinta di quelli inferiori, muovendosi il più possibile vicini al piano sagittale in modo da indirizzare le spinte nella direzione di avanzamento. Questa tecnica richiede maggior intervento muscolare e un buon equilibrio; spesso si può contare su un solo punto d’appoggio e la fase di passaggio del peso del corpo da un piede all’altro deve essere molto rapida, poiché, gli sci seguono traiettorie divergenti. Gli arti superiori, con l'incremento della velocità, non riescono più ad eseguire spinte efficaci e l’azione propulsiva viene assicurata solamente dalla spinta degli arti inferiori. È fondamentale la bilateralità del gesto in tutte le esecuzioni dei passi dove è richiesto un accoppiamento degli arti inferiori e superiori.

Lo sci di fondo è uno sport completo che fa lavorare tutta la muscolatura. L'impegno muscolare è diverso nelle due tecniche:

nella tecnica di pattinaggio si usano particolarmente i glutei, i quadricipiti e i polpacci
nella tecnica classica, le spalle, le braccia e il dorso
Questo sport è un ottimo allenamento cardiovascolare e l'esercizio frequente migliora considerevolmente le prestazioni del cuore e dei polmoni. La disciplina ha anche effetti antistress, grazie all'ambiente in cui viene praticato.

 


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